L'INTERAZIONE TRA LINGUAGGIO VERBALE E NON VERBALE.
Vi sono molti tipi di segnali non verbali classificati variamente dagli studiosi; alcuni, come il ritmo, il tono e la sonorità della voce, sono considerati strettamente connessi al linguaggio verbale e vengono definiti TRATTI PROSODICI.
Argyle riporta come esempi le pause per dare enfasi, il tono discendente usato per fare domande, oppure le sottolineature sonore che danno diverso significato alle frasi (per esempio, le diverse sottolineature in una frase come "La figlia del professor Brown è appassionata di musica moderna"; in tal caso si vuol dire che invece il professor Brown non lo è...).
Altri segnali indicano l'atteggiamento del parlante in relazione a ciò che sta dicendo in quel momento e, pur connessi al linguaggio verbale, non esercitano un influsso diretto sul suo contenuto: alcuni particolari toni e timbri di voce, accenti, borbottii.
Sul piano non vocale, possiamo riscontrare: gesti per dare enfasi, cenni del capo, sguardi.
Questi aspetti sono distinti nel linguaggio verbale, ma pur sempre con questo collegati, e sono definiti TRATTI PARALINGUISTICI.
Vi è poi un'altra categoria di segni che lo psicologo D.Abercrombrie definisce con il nome di INDICALI e sono quei tratti paralinguistici che forniscono informazioni sulle caratteristiche personali del parlante e non sempre hanno a che fare con il contenuto della conversazione.
Indicali sono un tono arrogante, o la postura (in tal caso indicano determinati atteggiamenti tra le persone), oppure l'espressione del viso e la posizione del corpo (in tal caso sono indicali di emozioni).
Si nota come la stessa categoria di comportamenti, per esempio la postura, può far parte di indicali diversi.
Gli indicali possono avere una funzione comunicativa abbastanza debole.
Per esempio, l'accento della voce è indicatore di appartenenza a un certo gruppo sociale (una posizione sociale elevata).
Va detto , però, che essi possono essere usati intenzionalmente, come mette in evidenza Argyle, assumendo così un'evidente funzione comunicativa.
Vi sono, infine, azioni come il russare o lo sbadigliare che, essendo comportamenti riflessi, non sono in genere ritenuti comunicativi, a meno che non vengano forzati o simulati, è chiaro comunque che essi forniscono informazioni sulla persona; è stanca o è annoiata.
Va inoltre sottolineato che, se della comunicazione consideriamo l'aspetto pragmatico, allora, come evidenzia Watzlawick, ogni comportamento diviene comunicazione, purchè naturalmente vi sia un contesto intersoggettivo.
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